Questo è un motto che, nel corso dei secoli, ha sempre avuto un forte peso strategico. Quale contesto migliore, infatti, per costruire qualcosa di utile ai propri fini senza dover rendere conto a nessuno, se non quello in cui esistono due o più fazioni contrapposte, impegnate a rimpallarsi responsabilità presenti e passate, spesso con una visione distorta anche del futuro?

Può sembrare incredibile, eppure è esattamente ciò che accade quando cittadini ignari diventano vittime di processi studiati, preparati e messi in atto a loro danno.

          Dal “noi” all’“io”: il caos come strumento di controllo.

Osservare il caos in cui viviamo oggi genera smarrimento. Abbiamo alle spalle un passato come comunità, un “noi” compatto: la storia ci racconta di un popolo che si è distinto e che, nei momenti più difficili, ha saputo difendersi con onore. I nostri nonni hanno dato la vita per difendere questa terra; l’Italia ha combattuto unita per i diritti, sul lavoro come nel sociale.

Eppure oggi quel “noi” sembra non esistere più. Al suo posto domina un “io” vergognoso, concentrato esclusivamente su se stesso, almeno fino al momento del bisogno. Perché è proprio allora che tutto cambia: quando si ha bisogno si è disposti a scendere a patti con chiunque.

Non vedete anche voi un disegno in tutto questo? Posso garantirvi che esiste. La storia lo ha sempre mostrato, ma siamo stati distratti. Da cosa? Dallo stare bene, o almeno dall’illusione di stare bene. Ciò che accade oggi è stato programmato anni fa da un’élite che, ciclicamente, tenta di creare un gregge obbediente e disorientato. In passato questa élite ha commesso errori e i popoli hanno riconquistato la propria libertà; oggi, invece, gran parte delle persone appare ancora distratta.

Viene spontaneo chiedersi: distratta da cosa? In realtà non solo da cosa, ma anche da chi. Qualcuno, in passato, ci aveva messi in guardia da coloro che “predicano bene e razzolano male”: un modo di dire ormai antico, ma che oggi sembra descrivere uno status diffuso.

Con la scusa del cambiamento climatico — fenomeno che esiste da millenni — e, guarda caso, imputato quasi esclusivamente all’uomo, questa élite vuole imporci un modello di perfezione ecologica, facendoci credere che diventando “green” si possa sconfiggere il cambiamento climatico.

Permettetemi una domanda: avete mai visto come viene prodotta una batteria per un’auto elettrica? Perché c’è un punto fondamentale che spesso viene ignorato. Le batterie al litio richiedono materiali estratti dalle cosiddette terre rare. La loro estrazione non avviene tramite semplici miniere sotterranee, ma attraverso enormi miniere a cielo aperto che devastano interi territori. Ettari di terreno vengono distrutti, con conseguenze ambientali drammatiche. Di “green” c’è ben poco: ci sono inquinamento, devastazione e morte.

E allora viene naturale tornare a un’altra domanda: green per cosa? Per quale motivo si parla di sostenibilità se, nel frattempo, qualcuno massacra popolazioni intere o invade Stati sovrani con giustificazioni costruite ad arte?

Le ragioni di ciò che accade oggi sono sempre le stesse: potere e denaro. Gas, petrolio, oro. Fatevi delle domande e non costruite fazioni contrapposte, perché il caos è terreno fertile per chi trae vantaggio da questa situazione.

Le generazioni future sono certamente a rischio, ma non esclusivamente a causa del cambiamento climatico, o almeno non in modo diretto. Il rischio maggiore nasce dal fatto che qualcuno ha deciso per sé e per tutti. I cambiamenti climatici sono sempre esistiti: se lo chiedete ai geologi o consultate i testi scientifici, scoprirete che la Terra ne ha attraversati molti. Il vero problema è come questi cambiamenti vengono affrontati.

Il timore è che questa élite voglia, come ha sempre fatto, garantire il proprio futuro e quello della propria progenie a discapito delle popolazioni. Ed è qui che entriamo in gioco noi italiani: distratti dalla televisione-spazzatura, da un finto benessere che ormai tanto benessere non è più, dal terrorismo mediatico fatto di false alternative (“preferiamo la pace o il condizionatore acceso?”).

La pace, in realtà, non c’è ancora. E per non parlare del periodo pandemico: una fase in cui la nostra nazione è stata letteralmente presa in giro, senza che nessuno stia realmente pagando per i nostri morti.

La vera scelta non è tra fazioni contrapposte, né tra slogan imposti dall’alto. La scelta è se continuare a restare spettatori, divisi e distratti, oppure tornare a esercitare spirito critico e memoria storica. Perché il divide et impera funziona solo quando smettiamo di pensare con la nostra testa.

 

Di admin

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