Manifestazioni contro l'invasione dell'ICE

C’è stata una nuova vittima a Minneapolis. Un uomo è stato ucciso mentre protestava contro la violenza innescata dall’ICE.

Non bastava Renee Good, morta freddata da tre colpi di pistola: ora un altro essere umano è morto perché un esercito di polizia contro l’immigrazione ha praticamente occupato Minneapolis, trasformando le strade in un terreno di scontro.

L’agente che ha ucciso la donna sarà immune da ogni conseguenza, e questo è profondamente ingiusto, soprattutto in uno Stato che si definisce fondato sul diritto.

È arrivato il momento in cui il famoso sogno americano va a sbattere contro un muro di cemento armato? Perché armato lo è davvero, e questi due morti non sembrano essere incidenti isolati.

A me sembra che il presidente degli Stati Uniti stia tentando di tastare il polso agli americani, aumentando in modo spropositato questa task force: 22.000 agenti in servizio che girano incappucciati.

Perché? Da chi devono nascondersi, se stanno agendo nel rispetto della legge?

I loro comportamenti ricordano quelli di personaggi che giravano in Europa durante la Seconda guerra mondiale. I nostri nonni e bisnonni se li ricordano bene, e ne avevano paura. Il loro nome? Gestapo, SS.

E come allora, la popolazione veniva sollecitata a denunciare, a collaborare, a guardare dall’altra parte. La storia l’avete studiata, no?

Eppure quella storia sembra non aver insegnato nulla, visto che oggi si ripresenta con una violenza forse ancora più normalizzata.

Capisco la necessità di cercare immigrati irregolari. L’Italia ne sa qualcosa: vediamo strade piene di delinquenza straniera, ed è giusto combatterla con leggi migliori e pene più severe.

Ma lo Stato dovrebbe colpire chi delinque, non intimidire un’intera popolazione. Non puoi trattare come nemici i cittadini che non accettano una situazione da stato di guerra permanente.

Qui si entra nelle case, si tirano giù le persone dalle auto, e se reclami esercitando un tuo diritto la risposta è un omicidio impunito?

Allora non è solo guerra: ci sono anche esecuzioni sommarie. E quando questo accade, non importa come lo si voglia chiamare: questa non è più democrazia, è dittatura pura e semplice.

 

 

La democrazia non muore all’improvviso.
Viene svuotata poco alla volta, normalizzando ciò che non dovrebbe mai essere normale.

E forse il problema non è più cosa sta diventando l’America, ma fino a che punto siamo disposti ad accettarlo in silenzio, chiamandolo sicurezza invece che paura.


 

Di admin

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